Perche’ e’ sbagliato fare, promuovere e vendere la Granita al Pistacchio
by Luigi De Luca
Intanto bisogna cominciare a considerare il PISTACCHIO come ingrediente nobile e prelibato, come avviene gia’ per I chicchi di caffe’ e per gli acini d’uva per fare il vino rosso.
Quindi, di conseguenza non possiamo fargli fare la fine del caffe’ liofilizzato venduto nei bicchieri di carta per asporto o quella del “vinotol” (vino all’etanolo) vendoto in lattine di alluminio e servito in bicchieri di plastica.
Far fare la fine, al Pistacchio” di un semplice ingrediente di mass production o fast food ingredient sarebbe un sacrilegio ed un’offesa all’intelligenza gastronomica secolare.
L’Agrocultura ha insegnato all’uomo, non solo l’alimentarsi per la sopravvivenza ma, sopratutto la conoscenza e l’apprezzamento di materie prime , come il Pistacchio in questo caso, a farlo diventare parte integrante del nostro vivere e per il piacere e la gioia del palato e dell’anima.
Il Pistacchio, quello buono, non deve essere utilizzato per creare prodotti di massa o da commercializzare solo a scopo di lucro.
Aggrapparsi a qualsiasi tipo di produzione sfruttando il nome del Pistacchio, serve solo a distruggerne le sue vere qualita’. Ancora peggio quando vengono concesse autorizzazioni ad aziende senza scrupoli a denominare dei prodotti che di pictacchio hanno solo il colore o il sapore “artificiale”.
Alcuni esempi che dovremmo prendere seriamente in considerazione sono quelli sopra mensionati come il caffe’ espresso che deve essere servito e consumato al bar o in casa e solo in tazzine ideali, disegnate e create appositamente per raggiungere il massimo del piacere nella degustazione come avviene per i vini classici - giusto bicchiere per la giusta bevanda.
Questa e’ la cultura e la civilta’ del bere e del saper consumare quelle preibatezze che la vita ci ha insegnato e che oggi tutti noi ne godiamo.
Non deve assolutamente essere dimenticato quanto fatto dai gasrtonomi del passato e dai grandi sacrifici fatti dai contadini e dagli agricoltori in questi due millenni.
Aver vissuto nell’era in cui viviamo e’ un privilegio e non un caso.
Il Pistachio non e’ l’unico prodotto di cui vorrei vantare, ma e’ un pretesto per racchiudere tutti qui prodotti secolari che hanno segnato la nostra civilta’ e la sofisticazione nel saper distinguere il buono fatto bene dal finto buono e fatto da smidollati.
Non bisogna dare spazio o attenzione a nuovi concetti o prodotti senza valore spirituale e coscienziale. Prodotti e concetti di massa portano all’auto distruzione senza garantire benessere neanche a coloro che ci distruggeranno.
Dedicato a… tutti i miei colleghi e correggionali che insegnano quotidianamente, come me, con coscienza ed etica professionale, l’arte del bere e del mangiare correttamente senza mai dimenticare la provenienza delle materie prime.
I miei Concetti:
Consumismo intelligente (uso e consumo di prodotti locali e sostenibili)
Consumismo di massa (vendere prodotti ad ogni costo ed in qualsiasi condizione)
Insegnare mantenendo un’etica professionale incorrompibile diventa sempre piu’ difficile, per questo chiedo a educatori attenti alla qualita’ della vita, di non cadere nella trappola della volgare “economia di massa ” rischiando di non lasciare sbocchi per un futuro migliore.
… noi non facciamo consumare coni e coppette di carta nella nostra gelateria?
… il nostro pistacchio non e’ verde fluorescente e non sa’ di mandorla?
…il nostro sorbetto non e’ fatto con basi pronte ed e’ senza latte o grassi animali?
… noi non decoriamo le coppe con biscotti o salse e sciroppi colorate?
… il nostro gelato di banana non e’ giallo?
…non facciamo gusti di frutta fuori stagione?
… il nostro gelato e’ comsumabile anche da giudei, musulmani e buddisti?
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